Archivi del mese: marzo 2014

Bonsai #35 – Demetrio Paolin, Non fate troppi pettegolezzi

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Bonsai #34 – Giorgio Falco, La gemella H

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Dickinson vs Rimbaud (arbitra Pirandello)

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Mercoledì 2 aprile 2014
ore 21:00
HulaHoop Club di via L.F. De Magistris 91/93
Roma

L’orma editore
presenta:

Dickinson vs Rimbaud (arbitra Pirandello)
quando lo scontro si gioca sulle Umane Lettere

“Un vulcano silenzioso, la vita” sussurra Emily Dickinson
“Il poeta è un ladro di fuoco”, ribatte Arthur Rimbaud

Epistolari infuocati e magmatici entrambi, quelli di due scrittori capaci di librarsi, con le loro parole e la loro arte, ben oltre lo spazio e il tempo.
Due menti geniali e diversissime, intimamente accomunate dal vivo desiderio di comunicare e discutere delle loro idee, impegnate nel sempre arduo e affascinante tentativo di farsi comprendere fino in fondo.

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La distrazione stanca

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Heautontimorumenos, così lo chiamano, ma lei non si preoccupa, tiene lo sguardo fiero, non ha niente di nuovo da dire, Heautontimorumenos, si intuisce il riempitivo, tu non sei qua per caso, distendi le braccia, allunga la schiena, hai i piedi freddi, Heautontimorumenos, aggiorni la pagina, fai solo finta di volerlo condividere, dentro però c’è il vuoto, c’è l’ossessione, rimugini distratto su ogni singola scelta, hai la parola di ferro, in mezzo alle gengive, hai imparato a coniugare la parola sudata, la trattieni, Heautontimorumenos, l’hai dimenticato, è troppo presto, non sei più in collera, fai solo finta di mentire, devi mentire, bisogna fingere sempre, non lasciarsi sfuggire un rigurgito, neanche un piccolo gesto, tieni le mani giunte, la testa reclinata a forma di ombrello, ti guardi i gomiti pelosi da sotto il cappotto, la punta laccata delle scarpette nuove, premute dentro l’asfalto, ci sfugge il nesso, però, Heautontimorumenos, è tutta una finzione gocciolante, l’improvvisa gratuità del tempo, non farti vedere, non lasciare che qualcuno apra la porta, non restare sulla soglia, faccio da me, non sei capace di ascoltare, stai zitta e muta, rivesti l’angolino di mattoni con la luce, sposta i fiori buoni e profumati dal bidè, sei sul balcone, l’hai arredato tu, continui a punirti per qualcosa, mi raccomando alla crociera, l’anfiteatro, fumi dieci mozziconi, punisci te stesso, punisci ogni giorno quella voglia di rinuncia che ti sale fra le gambe, è solo acqua, è pioggia, lo puoi bere, è sperma facile, sai sempre come fare per apparire incontinente, ti ricordi dove andava quella macchina da guerra, sbatteva sulla giostra della presunta socialità. Il verde ti dona, fra i rami, ma adesso non sei capace di respirare più, ti senti libera, mangia i biscotti impacchettati, c’è dentro l’uovo e la farina, “quanto conta, per te, essere felici”? La distrazione stanca, in questo gioco di ruoli, poi finalmente lo puoi dire: non è successo a me, niente.

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biglietti

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L’altro giorno, all’Auditorium, m’è capitato un fatto strano. Una signora mi ha fermato per regalarmi due biglietti, c’era Ivano Fossati, a me piace Ivano Fossati, La pianta del Tè, intendo, e Macramé, e l’angelo e la pazienza faranno come si può, questa signora mi ha fermato, aveva in mano due biglietti già pagati, ma andava di corsa, “doveva scappare”, mi dice prendili tu, te li regalo, non l’avevo mai vista prima, non la conoscevo, e lei era lì per la strada, davanti al bar che affaccia sulla libreria, sempre piena di studenti in pausa da qualcosa, e era pronta a regalarmi un susseguirsi di minuti, perché è questo che conta, nella vita, i minuti, e quello che aveva lei, da offrire, all’ingresso dell’Auditorium, erano appunto minuti, minuti in regalo, biglietti gratis, e non è stato per diffidenza, o per chiusura mentale, o per noia, o per altri impegni pregressi, ma ho detto subito no, grazie, no, ho pensato che sarebbe stato meglio lasciare quel privilegio a qualcun altro, qualcuno che magari avrebbe fatto salti mortali, o più probabilmente non così mortali, ma ad ogni modo avrebbe impiegato almeno una spinta residuale di energia, per accettare quei biglietti, che si sarebbe seduto, quel qualcuno, davanti a Ivano Fossati, e gli avrebbe chiesto, chessò io, di cantargli i Naviganti, cose che fanno piangere, l’amore fa, perché io ultimamente ho come avuto quest’idea, della gratuità, che non è proprio un’idea, è più un’impressione sottile, di aver ricevuto tante cose immeritate, e di non averne abbastanza, mai, delle voragini del caso, e adesso il mio respiro si sta facendo un po’ più veloce, e mi affaccio alla finestra, c’è il sole che è più caldo della primavera, e una ragazza bionda, coi capelli stirati dalla piastra, che grida al cellulare, tutta protesa in fuori, si rimbocca le maniche dentro a un maglioncino verde, è troppo pesante, e dice “semplicemènte”, e lo ripete con l’accento forte del sud, e intanto dall’altro lato del cortile, chissà con chi parla, si sentono sbattere le stoviglie, una sull’altra, e poi parte, da sopra, una musica di sottofondo che non riconosco, epperò riconosco chiaramente quella sensazione di un primo pomeriggio indiano, è strano, perché non ci sono mai stata, in India, magari regalarmi un biglietto.

http://www.youtube.com/watch?v=YxTD0vS9hKA

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Non fate troppi pettegolezzi

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Giovedì 20 marzo 2014

alle ore 18:30

presso la Libreria Koob di Roma

in via Luigi Poletti, 2

Presentazione del libro:

Non fate troppi pettegolezzi, la mia dipendenza dalla scrittura, Liberaria Editrice (febbraio 2014)

L’autore: Demetrio Paolin
Relatori: Giorgio Vasta, Francesca Fiorletta

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Bonsai #33 – Annie Ernaux, Il Posto

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Tarocchi (su: Grafemi)

http://grafemi.wordpress.com/2014/03/04/linserto-del-martedi-tarocchi-di-francesca-fiorletta/

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