Archivi del mese: aprile 2014

imparare a lasciare andare

Tra le più sorprendenti attitudini dell’animo umano, c’è quella di imparare a lasciare andare.
Questo ci viene richiesto, ogni giorno: lasciare andare fatti e persone, episodi e rapporti, ricordi e proiezioni, occasioni mancate o treni presi all’ultimo minuto, partenze ininterrotte verso un altrove di riserva, giochi di ruolo stabiliti a cottimo, scambi lavorativi e posizionamenti strategici, finti costumi di scena, vere bombe a orologeria tenute strette nelle tasche dei jeans, rispetta i turni per fare la doccia, l’innamorato di un’altra, un vecchio sospiro come risposta: allegorie stupefacenti e altri insondabili disastri del vivere quotidiano. Continua a leggere

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Bonsai #36 – Alessandra Sarchi, L’amore normale

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Quando la realizzazione dell’idea è riuscita contro tutto. (Thomas Bernhard)

– pensiamo a una scrittura morbida, che sia aperta, che si prenda tutto il tempo necessario
– mmm, non so se ho capito bene che intendi
– ecco, una scrittura diversa da quella di Thomas Bernhard

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Quando siamo ossessionati da un’idea e a un tratto abbiamo la possibilità di realizzare quest’idea, perché siamo stati assorbiti da questa idea perennemente, ininterrottamente e sempre con la massima intensità, ci siamo sempre concentrati su questa idea (vedi cono), non siamo stati altro che pura concentrazione su questa idea, quando possiamo attuare quello che abbiamo preannunciato, anche se siamo stati presi per pazzi e noi stessi ci siamo ritenuti pazzi per una simile idea. Quando la realizzazione dell’idea è riuscita contro tutto. Quando per anni, per decenni, abbiamo seguito solo quest’idea, che è tutt’uno con noi. Otteniamo solo quello su cui siamo concentrati al cento per cento, anche nel cosiddetto subconscio, quando per la maggior parte del tempo, fino al momento in cui raggiungiamo il nostro obiettivo, non abbiamo perseguito altro che questo obiettivo. Quando siamo sempre consapevoli del fatto che tutto ha sempre congiurato contro il nostro obiettivo, che tutto al di fuori di noi e spesso anche molto in noi non è altro che una congiura contro il nostro proposito, contro il nostro obiettivo.

Thomas Bernhard, Correzione, Suhrkamp Verlag 1975, Einaudi 1995-2013

(Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore)

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Il sesso è un racconto breve (su: vedo la gente nuda)

http://vedolagentenuda.tumblr.com/post/83095348524/il-sesso-e-un-racconto-breve

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Stati di grazia, di Davide Orecchio (su: Alfabeta2)

 

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http://www.alfabeta2.it/2014/04/11/stati-di-grazia/

 

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Libri fra i piedi

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Paul Auster, Notizie dall’interno, Einaudi
Guido Morselli, Roma senza papa, Adelphi
Alessandra Sarchi, L’amore normale, Einaudi Stile Libero

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piccolo post giustificazionista

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Recenti studi americani dimostrano (o meglio, asseriscono) che:
– controllare la mail più di 5 volte al giorno è malattia
– scrivere sms durante la notte è malattia
– farsi fotografie (altrimenti dette selfies) più di 1 volta al giorno è malattia
– aggiornare con frequenza le pagine dei social network è malattia
– fare sesso virtuale è malattia
e via così, su questo genere.
Ora, premettendo che chi scrive non è esente da nessuna di queste (presunte) gravissime patologie, e calcolando che ci troviamo a vivere, e non solo in America, nella cosiddetta era digitale, sorgono spontanee alcune semplici domande (o meglio, considerazioni) da provare a opporre a questi benemeriti studi allarmistici.
Pensiamo, per esempio, ai contadini negli anni ’50, che inforcavano le galosce e s’inerpicavano lungo le aromatiche vie dell’orto a cadenze certo frequenti e regolari durante tutto l’arco della giornata, con qualunque clima e a qualsiasi condizione fisica. Perché nessuno ha mai diagnosticato loro, non so, la temibile: self-tuberofilia degenerativa? Non è che, azzardo, la butto lì, dico per dire, la vera grande patologia del nostro tempo è quella di voler scovare pericolose patologie a ogni costo?
Keep calm and get a tubero.

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