piccolo post giustificazionista

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Recenti studi americani dimostrano (o meglio, asseriscono) che:
– controllare la mail più di 5 volte al giorno è malattia
– scrivere sms durante la notte è malattia
– farsi fotografie (altrimenti dette selfies) più di 1 volta al giorno è malattia
– aggiornare con frequenza le pagine dei social network è malattia
– fare sesso virtuale è malattia
e via così, su questo genere.
Ora, premettendo che chi scrive non è esente da nessuna di queste (presunte) gravissime patologie, e calcolando che ci troviamo a vivere, e non solo in America, nella cosiddetta era digitale, sorgono spontanee alcune semplici domande (o meglio, considerazioni) da provare a opporre a questi benemeriti studi allarmistici.
Pensiamo, per esempio, ai contadini negli anni ’50, che inforcavano le galosce e s’inerpicavano lungo le aromatiche vie dell’orto a cadenze certo frequenti e regolari durante tutto l’arco della giornata, con qualunque clima e a qualsiasi condizione fisica. Perché nessuno ha mai diagnosticato loro, non so, la temibile: self-tuberofilia degenerativa? Non è che, azzardo, la butto lì, dico per dire, la vera grande patologia del nostro tempo è quella di voler scovare pericolose patologie a ogni costo?
Keep calm and get a tubero.

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