Alessandro Garigliano, Mia moglie e io

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Fece capolino un raggio di sole, la pioggia sempre più rada stava svanendo. La temperatura non era elevata eppure mi sentivo accaldato, mi sfioravo vergognoso la fronte, avevo le mani sudate. Mimetizzato nel verde, isolato dai palazzi di fronte, all’improvviso mi riscoprivo a correre saltando in quel mondo perfetto, frondoso.
Mia moglie al momento non sapevo dov’era, si era allontanata, era sparita.
Aveva creato negli anni in balcone una barriera lussureggiante dentro cui avremmo potuto confonderci osceni senza essere visti. Sognavo schiamazzi infantili protetti da ombre sicure.
Provavo una tenera voglia di svestirla, inseguirla, fuggire.
Dopo chissà quanto tempo mia moglie era ritornata nel ballatoio, ma non indossava più i vestiti eleganti, non scorgevo i collant di nylon neri che snellivano le gambe con quell’effetto velluto che mi ammaliava. Eppure naufragando comoda all’interno della tuta viola di pile, sebbene i capelli raccolti si stagliassero in aria come neri gerani, emanò un fascino tutto domestico, e non pensando a resistere, incantato dentro il mio stesso pensiero, mi avventai contro di lei molestandola in pubblico, allungando le mani mi ostinai sfrontato ad appendermi come un bambino al suo seno, senza vergogna. Mia moglie provò a respingermi incredula, guardando i balconi degli alti palazzi che ci soffocavano intorno, mi allontanò con forza, severa. L’allucinazione mi aveva fatto creare un muro vegetale a separarci dal mondo, in realtà le piante ci lasciavano scoperti quasi del tutto. Ma prima di potermene rendere conto l’aggredii sfiorandola lungo il corpo che mi apparteneva, l’abbracciai scorrendo le mani sulle curve di carne e spingendola cercai di farla crollare per terra, per morderla ancora, pervaso da un amore ancestrale. Fino a quando percepii all’altezza del cuore piccole punture di ago che mi convinsero a distaccarmi. Alzai d’istinto le braccia in segno di resa. Ritornò la mesta lucidità sulle cose reali e apparve l’arma che mi stava puntando: la pinzetta da depilazione con la quale mondava dai residui le piante spinose.

Alessandro Garigliano, Mia moglie e io, LiberAria Edizioni, 2014

(recensione in arrivo!)

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