Archivi del mese: giugno 2014

L’Ulisse/17: Mappe del nuovo. Percorsi nella poesia contemporanea.

10-anni

L’Ulisse, la rivista di poesia, arti e scritture di LietoColle, festeggia i suoi 10 anni con un numero tutto dedicato alla poesia contemporanea. Voci critiche e giovani poeti a confronto, un bel faldone da leggere, un mio interventino militante.

http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/06/Ulisse-17.pdf

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Giorgio Agamben, Il fuoco e il racconto

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Ciò che cerco di raggiungere, il mio futuro sviluppo, la mia soluzione del problema è il non fare più assolutamente nulla, il più velocemente possibile, ma consapevolmente, con circospezione e cautela. Cerco soltanto di essere. Sarò un “pittore”. Si dirà di me: è il “pittore”. E mi sentirò un “pittore”, proprio un vero pittore, perché non dipingerò […]. Il fatto di esistere come pittore sarà il lavoro pittorico più “formidabile” di tutti i tempi. *

* Yves Klein, Le dépassement de l’art et autres écrits, Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts, Paris 2003

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Pericolo Joyce

PORTBOU

«dobbiamo ancora imparare ad essere contemporanei di Joyce»

Così scriveva Richard Ellmann, all’inizio del suo imponente lavoro biografico, ormai più di cinquant’anni fa.

E si ha davvero quest’impressione, ancora oggi, rileggendo le opere capitali del celeberrimo autore irlandese, dal Finnegans Wake del 1939 al Ritratto dell’artista da giovane del 1916, dall’Ulisse, pubblicato nel 1922 ma tutto ambientato nel 1904, alla raccolta di racconti Gente di Dublino, datata 1914.

È passato quasi un secolo, dunque, e la scrittura di Joyce continua ad apparirci emblematica e pericolosa.

Continuiamo a leggerlo con una sorta di timore reverenziale, ben lontani perfino dal temerario vezzo dell’emulazione.

Una folta schiera di critici e studiosi sembra quasi voler racchiudere il suo intero percorso artistico in una teca da esposizione, talvolta addirittura innalzandolo su una sorta di altare votivo.

E per onorarne la grandezza, come accade ogni anno in varie parti del mondo, il 16…

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Pubblico privato, Daniele Giglioli

PORTBOU

Lo scambio netto tra la dimensione privata e quella pubblica è avvenuto, ormai oggi, inconfutabilmente.

Fenomeno, questo, che abbraccia non soltanto la letteratura, come, in via più generale, l’intero campo delle creazioni artistiche, la qual cosa, già tuttavia, non risulterebbe di certo poco deprecabile; ebbene, l’inversione di marcia si avverte altresì drasticamente, persino negli interstizi progettuali dell’attuale strategia politica, come anche nell’ermeneutica precaria del dato economico, fino a contagiare la sfera umana più privata, quella degli affetti intimi, delle dinamiche familiari e, quindi, della prassi quotidiana di ciascuno di noi.

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Nessuno è assolto dall’umano, Giorgio Vasta

PORTBOU

(…) il mio dormiveglia si organizza in visioni critiche e autocritiche, autentiche meditazioni sul collasso in atto, sulle ragioni di questo panico ordinato che mi conduce di continuo a fare pensieri di confini, a una nostalgia delle compartimentazioni, al rimpianto generico, una miriade di linee che mi intersecano dietro la fronte cercando di costringere il mondo a un senso. Ma sono linee fragili, incapaci di durare; piano piano si increspano, si attenuano, si rompono in frammenti fino a disgregarsi lasciandomi disabitato e terso.

Un dormiveglia della durata di tre giorni, in effetti, è quello raccontato, devitalizzato e scorretto, nell’ultimo romanzo di Giorgio Vasta, dal titolo alquanto esemplare: Spaesamento.

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L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità empatica. Ermanno Cavazzoni

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Allora, dicevo che quest’idea di letteratura connessa al giudizio estetico e all’artisticità trovo che sia troppo stretta. E preferirei allargarla, al grande sacrosanto territorio delle fantasticazioni, dove non ci sono criteri formali o candidature, giudizi d’esame e promozioni, ma lo scrivere sia un fatto come il parlare; qualcuno a un certo punto piglia la parola e parla, e lo può fare per tante ragioni, anche di egocentrismo, di esibizione, di riscatto, ma anche bisogno di espiare i propri peccati e confessare, o tirare il bilancio di una vita intera;

Questo, ahinoi, è quello che accade oggi davvero molto, troppo spesso.

Riprendiamo, così, il discorso già articolato sul sublime concetto di gusto, e sull’altrettanto discusso statuto ontologico: letteratura sì/letteratura no, sempre in voga tra i novelli dandies del mercato editoriale (corrivo).

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Semplice è difficile, Albert Camus

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Questa mattina sono entrata in un bar, per ristorarmi un poco dalla canicola del luglio romano.

Tra i pasticcini da asporto e le chicche calcistiche al bancone, la mia attenzione è stata velocemente catturata da due uomini sulla sessantina, compassati, in maniche di camicia.

Uno diceva all’altro: «Ho appena finito di rileggere quel romanzo di Camus, Lo straniero. L’ho trovato di una semplicità estrema, elementare.»

L’altro annuiva, compiaciuto, e finiva di mescolare lo zucchero nel caffè.

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Consigli pratici di sopravvivenza alla continuazione del mondo. (3) Amelia Rosselli

PORTBOU

copLe vacanze natalizie stanno volgendo al termine, e io mi sono resa conto che fra i consigli di sopravvivenza letteraria elargiti finora è mancata una certa componente poetica. Componente, invero, dalla quale difficilmente si può prescindere, di questi tempi soprattutto.
Sempre complicato effettuare una scelta, in un panorama tanto vasto (sebbene spesso bistrattato!). Eppure, mi viene subito in mente un’autrice in particolare, di cui proprio recentemente è stata ripubblicata L’opera poetica nella collana dei Meridiani di Mondadori.

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Consigli pratici di sopravvivenza alla continuazione del mondo. (2) Philip Roth

PORTBOU

l_'animaleVa bene, anche questo 25 dicembre l’abbiamo lasciato alle spalle, ma siamo ancora nel bel mezzo delle festività natalizie, pur sempre presi a organizzare pranzi e cene con le dovute tovaglie rosse, il fiore all’occhiello e la palpebra all’ingiù.

Altri aiuti, ci servono. Ancòra letteratura, invochiamo, àncora di salvezza.

Il secondo consiglio di sopravvivenza alla continuazione del mondo è un libro che tratta, sostanzialmente, di tutto: d’amore, di morte, di sesso, di solitudine, di malattia e di paura. Soprattutto di paura, direi.

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Consigli pratici di sopravvivenza alla continuazione del mondo. (1) Roberto Bolaño

PORTBOU

BOLANO-R_chiamate1

21-12-2012, ore 23:41


Il mondo non è ancora finito e, stando ai dettami della (stra-abusata e male interpretata!) profezia Maya, ormai è difficile che finisca più. Per lo meno non oggi. Non nel prossimo quarto d’ora, m’azzardo nell’ipotesi.

E dunque, carichi di pacchi regalo natalizi e già quasi in odor di vischio, ci toccherà pure scovare un modo per sopravvivere alla continuazione del ciclo vitale del pianeta, abbuffata di panettoni annessa.

Ancora una volta, chiediamo aiuto alla letteratura, che ci sorregga nell’impresa.

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