Paolo Zanotti, KH

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Il mondo è complicato, il mondo mi fa perdere la testa anche adesso che ho imparato a controllarmi (l’autocontrollo distingue tutto ciò che sta dentro le case – uomo e animale domestico – da ciò che ne sta fuori) e che so che fuori da queste pareti ci sono infiniti mondi che accadono, che so che da qualche parte ci sono diverse stagioni che accadono, che so che i miei ricordi sono solo nella mia testa, e che quello che sto ripensando mentre lo scrivo non sta riaccadendo. In questa stanza continuo a stare, e continuo a stare solo, cioè senza di loro.
Non sono tutti miei ricordi, i miei ricordi di quei giorni sono pochi. Ma la storia è corsa per il paese e altri l’hanno scritta, come potrei altrimenti ricordare cosa c’era scritto nelle lettere del Capitano? A volte mi viene il dubbio che questo non sia il metodo (metodo, ecco un’altra parola!) giusto per raccontare una storia: perdendomi da tutte le parti e ricopiando quanto scritto da altri. Ho letto le prime pagine a Bonaventura e lui mi ha detto che deviare non è importante, che non c’è un solo modo per raccontare una storia, specialmente se una storia è tua non esiste un Ordine più giusto degli altri, cosa che io faccio fatica a capire e tutte le volte che inizio a fare una digressione penso che non ce la farò mai ad avere un completo Controllo, ma Bonaventura mi dice che anche le deviazioni sono importanti, i sentieri, e che, eccezion fatta per le cose che certe persone fanno e che mettono in pericolo certe altre persone, non c’è una Procedura prestabilita per fare le cose, altrimenti tutto diventerebbe uguale. L’unica cosa su cui siamo in disaccordo è sul ricorrere ad altri libri per raccontare questa storia. Lui tende a pensare che la mia fiducia nei libri sia il risultato dei miei studi prima ritardati, poi affrontati con entusiasmo addirittura eccessivo. Se una storia è tua è tua, mi dice, ed è per questo che dovresti raccontarla solo in ciò che è tuo, anche a costo di aumentare le deviazioni, per girare attorno ai quartieri bui che la memoria non arriva a illuminare.

Paolo Zanotti, Kaspar Hauser, aprile 2013.

(grazie a M.)

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