Pericolo Joyce

PORTBOU

«dobbiamo ancora imparare ad essere contemporanei di Joyce»

Così scriveva Richard Ellmann, all’inizio del suo imponente lavoro biografico, ormai più di cinquant’anni fa.

E si ha davvero quest’impressione, ancora oggi, rileggendo le opere capitali del celeberrimo autore irlandese, dal Finnegans Wake del 1939 al Ritratto dell’artista da giovane del 1916, dall’Ulisse, pubblicato nel 1922 ma tutto ambientato nel 1904, alla raccolta di racconti Gente di Dublino, datata 1914.

È passato quasi un secolo, dunque, e la scrittura di Joyce continua ad apparirci emblematica e pericolosa.

Continuiamo a leggerlo con una sorta di timore reverenziale, ben lontani perfino dal temerario vezzo dell’emulazione.

Una folta schiera di critici e studiosi sembra quasi voler racchiudere il suo intero percorso artistico in una teca da esposizione, talvolta addirittura innalzandolo su una sorta di altare votivo.

E per onorarne la grandezza, come accade ogni anno in varie parti del mondo, il 16…

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