Giorgio Agamben, Il fuoco e il racconto

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Ciò che cerco di raggiungere, il mio futuro sviluppo, la mia soluzione del problema è il non fare più assolutamente nulla, il più velocemente possibile, ma consapevolmente, con circospezione e cautela. Cerco soltanto di essere. Sarò un “pittore”. Si dirà di me: è il “pittore”. E mi sentirò un “pittore”, proprio un vero pittore, perché non dipingerò […]. Il fatto di esistere come pittore sarà il lavoro pittorico più “formidabile” di tutti i tempi. *

* Yves Klein, Le dépassement de l’art et autres écrits, Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts, Paris 2003

Come queste parole mostrano, però, con fin troppa evidenza, con l’abolizione dell’opera anche il lavoro su di sé è inaspettatamente scomparso. L’artista, che ha dimesso l’opera per potersi concentrare sulla trasformazione di sé, è ora assolutamente incapace di produrre in sé altro che una maschera ironica o di esibire senza alcun ritegno semplicemente il suo corpo vivente. Egli è un uomo senza più contenuto, che osserva, non si sa se compiaciuto o atterrito, il vuoto che la separazione dell’opera ha lasciato dentro di lui.
Di qui il progressivo slittamento dell’attività artistica verso la politica. Aristotele aveva opposto la poiesis, il fare dell’artigiano o dell’artista, che produce un oggetto fuori di sé, alla praxis, l’azione politica, che ha in se stessa il suo fine. Si può dire, in questo senso, che le avanguardie, che hanno voluto abolire l’opera a spese dell’attività artistica, sono destinate, che lo vogliano o no, a trasferire la loro officina dal piano della poiesi a quello della prassi. Ciò significa che esse sono condannate ad abolire se stesse per trasformarsi in un movimento politico. Secondo l’inconfutabile verdetto di Guy Debord: “Il Surrealismo voleva realizzare l’arte senza abolirla, il Dadaismo voleva abolire l’arte senza realizzarla. I situazionisti vogliono abolire l’arte e, insieme, realizzarla”.

Riflessioni si Giorgio Agamben sulle avanguardie.
Il fuoco e il racconto, nottetempo, figure, 2014

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2 commenti

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2 risposte a “Giorgio Agamben, Il fuoco e il racconto

  1. carlodonzella

    “Ciò significa che esse sono condannate ad abolire se stesse per trasformarsi in un movimento politico”. Impeccabile. Il Futurismo, madre di tutte le avanguardie artistiche, padre delle più perfette avanguardie politiche, bolscevismo e fascismo. Debord e gli zietti hanno scoperto l’acqua calda, Marinetti, la più grande rimozione della storia del ‘900, aveva già scoperto tutto.

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