Addio.

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Mork e Mindy è stato il mio primo gioco da tavolo. Con Mrs Doubtfire ho imparato a non avere paura dei travestimenti, e della solitudine. L’estetica goffa e angosciante de L’attimo fuggente ho potuto (a piccole dosi) tollerarla solo grazie all’incredibile levità del professore Capitano.
Non è tanto la prematura scomparsa di un ottimo attore, non è la solita corsa al necrologio forzato, non è nemmeno la nostalgia compulsiva per gli anni dell’infanzia di tutta una generazione, la mia.
Quello che realmente colpisce è l’intento suicida, la bruciante depressione celata proprio dietro una delle più celebri maschere di ridanciano ottimismo per la vita che la storia contemporanea del cinema ci ha lasciato in eredità.
E se è forse un cliché, il naso rosso del clown che ricaccia indietro le lacrime, il vivace spirito istrionico che compensa un’esistenza fatta di dolori e tormenti, non per questo fa meno male pensare a chi tanti sorrisi ha strappato al pubblico di tutto il mondo, chiuso nella propria casa, da solo, a giocarsi un tu per tu con la morte, e a decidere di perdere la partita, di arrendersi, finalmente, di dire addio.
Addio, dunque, Robin Williams.

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