La noia

PORTBOU

Guy Bourdin, Big Guy Bourdin, Big

Entro in un negozio di scarpe. A invogliarmi, l’albero di Natale blu e bianco che splende in vetrina, un tripudio di camoscio e paillettes. C’è un uomo sulla quarantina, alto, rasato, spalle ben tornite, che sta contrattando per un regalo con la commessa. Lei pende dalle sue labbra, come darle torto: bello, educato, regala stivali di marca all’amore della sua vita: è l’uomo dei sogni.
Fino a quando, la fatidica domanda: “Allora, che numero le prendo?”
“Quarantatrè”, risponde lui, entusiasta. Si vede che pregusta già la meritata felicità della sera.
La commessa resta immobile, e infila una serie di gaffes, senza ritegno, una dietro l’altra, come un martello pneumatico, diventa una macchinetta obliteratrice di scuse e giustificazioni patentemente fallimentari, atte a celare dietro una coltre di incontinenza il suo sconfinato imbarazzo. 

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